
Nome: KA
Sono un italiano, che dal 17 ottobre 2007 abita in Brasile. Ecco come vedo il Brasile...
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Da qualche giorno è arrivata la stagione delle piogge, qui nella regione centro-ovest del Brasile.
La stagione secca è oramai finita e pian piano si arriverà a piogge quasi giornaliere, terminado a Marzo/Aprile.
Continuerà ad essere caldo, ma con rinfrescate frequenti a causa della pioggia, rendendo il clima molto più sopportabile che durante luglio/agosto, l'Inverno secco brasiliano.
L'erba nei prati sta iniziando a ricrescere coprendo di verde quello che fino a qualche giorno fa era giallo e marrone.
Qualche mese fa è stata conclusa, dopo anni di discussione, la stesura di un'importante riforma ortografica della lingua portoghese.
Nel mondo ci sono diversi paesi che parlano portoghese, ciasuno con sue proprie varianti.
Il CPLP (Comunidade dos Países de Língua Portuguesa) raggruppa questi paesi e altri paesi interessati (ad esempio per minoranze linguistiche presenti).
Oltre al Brasile e al Portogallo, anche Angola, Mozanbico, Capo Verde, Guinea-Bissau, San Tomè e Principe, Timor-Est e la Guinea equatoriale parlano portoghese come lingua ufficiale e fanno parte del CPLP.
Rimando a Wikipedia per approfondimenti.
In Brasile la nuova grammatica verrà adotata nel 2009, ci saranno tre anni di transizione durante i quali le scuole useranno entrambe le regole (per incasinare la mente dei poveri fanciulli, tanto scrivere in portoghese lo sa fare anche un bambino :-) ). (update: un po' come successe con l'euro in Europa, ma senza raddoppio dei prezzi)
Le regole che dal 2009 cambieranno nel portoghese brasiliano sono circa lo 0,5%, mentre per il Portogallo sono 1,6%.
Questo cambiamento dovrebbe portare maggiore diffusione della lingua poroghese nel mondo, o perlomeno maggiore uniformità.
I poeti portoghesi si sono già ribellati, manco a dirlo.
In compenso ci sarà molto lavoro per docenti e insegnanti di lingue, loro certo non si lamenteranno (e visto che questa cosa mi tocca da vicino, mi fa molto piacere :-D)
Brasilia è notoriamente una città molto verde.
È stata concepita così, non è una capitale di cemento, ma costruita a misura d'uomo, con quartieri (blocchi) residenziali inframezzati da quartieri commerciali, strade a grande percorrenza per spostarsi velocemente da un capo all'altro (tipo tangenziale) e internaente alle zone resizenziali stradine e passaggi pedonali. Larghi spazi.
E chiaramente molto verde, alberi ed erba. In Brasilia a lato delle strade c'e' sempre almeno un enorme manto erboso.
Brasilia è una città verde. D'Estate.
D'Inverno invece si trasforma in città marrone. Tutta l'erba secca, a causa del clima caldo e senza umidità e la città cambia colore.
Gli alberi sono ancora verdi, magari con qualche parte ingiallita, ma il suolo diventa una enorme distesa marrone e la città cambia faccia.
La faccia dell'inverno caldo brasiliano.
Si tratta di un periodo climaticamente ottimo, qualche pioggia rinfresca l'aria, la temperatura e' altamente sopportabile e chiaramente (non manca mai) c'è il sole
In Europa è inverno. Mentre la gente nel vecchio continente muore di freddo, ci si spaparanza al sole
È il 1500 ed i portoghesi approdano nella zona dove oggi sorge la città di Porto Seguro, in Bahia.
Pedro Álvares Cabral, il capitano della flotta salpata dal Portogallo, dichiara la terra "scoperta" come territorio del regno portoghese, battezzandola "Terra de Santa Cruz", senza sapere che altre popolazioni, che già abitavano quella terra da secoli avevano un nome per la loro terra: Pindorama, o "Terra Delle Palme" (ho sentito anche "Terra dei Pappagalli", non so quale sia la versione corretta).
Qualche anno più tardi la terra viene divisa in capitanerie ereditarie, vendute a imprenditori (o avventurieri) dal re di Portogallo. La più importante capitaneria, qualche anno più tardi, diventerà quella di Pernanbuco.
In questi anni non c'è ancora un nome ufficiale per indicare il Brasile, siamo circa tra il 1500 e il 1530, ma inizia a svilupparsi un'industria di sfruttamento di questa terra, per manodopera e risorse naturali.
È interessante sapere che successivamente alla schiavizzazione degli indios, papa Paolo II nel 1537 (a circa 3 anni dall'inizio) emette una bolla papale contro la loro schiavitù, che diviene poi legge (ma solo nel 1601).
Più o meno quello che accadde nel 1430 con la schiavitù in Africa da parte degli spagnoli. Con l'eccezione che in questo caso la bolla di papa Eugenio IV fu ignorata e la 'tratta dei negri' continuò per molto tempo.
Agli albori della colonia iniziò a fiorire l'esportazione di legno pregiato verso l'Europa ed in particolare di un albero, il Pau-Brasil, diventò una parte centrale dell'economia coloniale Portoghese.

Tutto mi potevo immaginare, ma non che in una videoteca qui in Goiânia potessi trovare l'Armata Brancaleone (1966), con tanto di commento "dopo avere visto questo film, non guarderai più il Signore degli Anelli allo stesso modo" :-)
Avevano anche 8 1/2 di Fellini.
Ho chiesto se avevano Profumo di donna (1974), l'originale (non il remake con Al Pacino), visto che Silvana ama l'ultima versione volevo mostrarle quella Italiana, ma non l'avevano.
La prossima volta cerco meglio cosa offre il mercato brasileiro:-)
Update 15/07/08: Tra i DVD c'era anche "Viva Zapatero!" (2005) di Sabrina Guzzanti.
Era il 1753, il primo intendente della Capitaneria di Goiás - D. Marcos de Noronha - seduto sulla sua sedia nel suo studio privato, sta pensando di spostare la capitale della Capitaneria nella cittā di Pirenópolis. Niente.
Ottanta anni più tardi, nel 1830, Miguel Lino de Morais, fumando il suo sigaro preferito, ebbe la stessa idea geniale: trasferire la capitale nella città di Niquelândia. Ancora niente.
Qualche tempo dopo, nel 1863, José Vieira Couto de Magalhães, presidente della provincia di Goiás, pensò di trasferire la capitale vicino al Fiume Araguaia, per farsi un qualche nuotata tra una seduta di consiglio e l'altra. Terzo niente.
Nel 1932 Pedro Ludovico Teixeira ci riprova, ma questa ha un'idea geniale: assieme alla città crea lo "Atletico Clube Goianiense", la squadra di calcio più antica della capitale.
Viene creata una commissione per localizzare il migliore posto per la fondazione di una nuova capitale.
Un anno più tardi ci riesce, prima pietra della nuova capitale.
È l'inizio del Setor Central. Nel 1935 fu creato il municipio di Goiânia e nel 1937 era la nuova capitale dello stato di Goiás; nello stesso anno viene creato l'Atletico.
Nel 1942 però ci fu l'innaugurazione ufficiale della capiale. Quasi duecento anni dal primo barlume di idea alla realizzazione.
Qualche anno più tardi verrà creata, a circa 200km ad ovest, la capitale federale a forma di aereoplano (che non si dica che i brasiliani sono senza fantasia): Brasilia.
La crescita di Goiânia fu velocissima e ruppe ben presto con le previsioni demografiche previste durante la pianificazione della città.
Ora c'è un Setor Sul (settore sud) e a sud del settore sud, ancora altri settori (tra cui il nostro), la città offre praticamente tutto e come tutte le città moderne che si rispettino, il traffico congestiona la città nelle ore di punta.
Dal 1942 ad oggi, poco piu' di 60 anni e Goiânia fa 1.200.000 abitanti - duplicati negli ultimi 20 anni - per lo meno 5 squadre di calcio e una marea di concerti di musica sertaneja.
Il settore centrale di Goiânia fa parte del "patrimônio historico e artístico nazionale brasileiro", grazie alla sua architettura.
Ecco le tre scimmie:
Ed ecco la mia scimmia:
Il 12 giugno qui in Brasile e' il giorno degli innamorati, tipo il 14 febbraio per il resto del mondo (credo), ma senza santi e stragi.
La televisione manda messaggi publicitari esattamente come in Italia..
...ma al posto dei Baci c'è il Sonho de Valsa
Ci si scambia regali, dolcetti e si va fuori a cena...
Insomma tutte quelle cose che lì si fanno il 14 di febbraio, qui si fanno il 12 di giugno.
Del resto il Brasile è nell'emisfero sud :)
Noi chiaramente andiamo a cena oggi, 24 ore dopo, a mangiare giapponese (sush all-you-can-eat) :-D
Più mi riguardo Montalbano e più realizzo quanto sia italiano quel commissario.
È buffo come, mesi fa in Italia, consideravo Montalbano un personaggio prettamente meridionale e adesso che sono all'estero, riguardandolo lo vedo come un ritratto di italianità pura.
Nell'immaginario brasiliano l'italiano immigrato è il meridionale.
Da Roma in giù. Chiassoso, gesticolante, spesso basso e calvo, con il naso grosso. Ma non è solo un meridionale, ma è il meridionale emigrante di qualche decennio fa.
Ho conosciuto un avvocato a Brasilia, di origini italiane (toscane, l'accento lo tradisce anche quando parla in portoghese), che tra le altre sue attività possedeva (credo l'abbia venduta) una scuola di italiano per brasiliani. Vincenzo, il nome dell'avvocato, mi disse che sua moglie, brasiliana, cucina pasta tutti i giorni. Lo diceva come a sottolineare che lui è ancora italiano, ancora collegato alle abitudini del Bel Paese. Quando gli dissi che tra le varie idee c'era quella di aprire un ristorante, lui mi consigliò il nome: Due Torri.
Anche la nonna di Malù, presso la quale sono stato ospite per qulache settimana a São Paulo a Dicembre, pur essendo brasiliana vedova di italiano, cucina pasta. Prende solo pasta di grano duro, la marca che il marito prediligeva.
L'emigrante di qualche decennio fa ama l'Italia. Il piü delle volte s'incazza se qualcuno osa parlare male della sua terra. Quasi nessuno però vorrebbe tornarci a vivere. Forse per pigrizia, forse perchè alla fine stanno bene qui o perchè sanno i limiti del loro paese.
L'emigrante di oggi invece devo ancora identificarlo.
Predendomi come esempio, l'emigrante odierno non è legato alle tradizioni. Si adatta alle abitudini alimentari indigene e alla fine non fa una piega (chiaramente nella vita esiste solo il cibo, il resto è nulla e quindi non è nemmeno considerato nello spettro culturale del paese analizzato).
Io però so di essere un caso particolare e quindi non mi metto nel calderone.
Da quel che sento (quindi senza parlare di me), l'emigrante odierno è in realtà una persona benestante (professionista? imprenditore?), spesso laureata, che se ne va dall'Italia per questioni di stile di vita migliore più che per crearsi una vita che prima non c'era: parte per lasciare piü che per trovare. Molto probabilmente del nord.
Ritmi diversi, sicuramente. Abitudini diverse alle quali mischiarsi.
L'italiano da sempre, ovunque vada, si crea una comunità. Le comunità italiane nel mondo sono centinaia.
Ma in passato la comunità serviva per mantenere viva la tradizione italiana. Le varie Little Italy negli USA.
Oggi probabilmente c'è sempre questa tendenza, ma più per cameratismo che per identità.
Non vedo l'italiano moderno, qui in Brasile, organizzare sagre distribuendo panini con la mortazza. È più roba da umarells brasileri (chiaro che si può essere umarell anche a 20 anni :-) )
C'è una cosa che però vedo in comune con il passato. È lo spirito di Montalbano, ed è forse per questo che è l'unca serie italiana degli ultimi anni che riesco a guardare gustandomela completamente. Per fortuna che esiste Camilleri.